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Adeguamento ISTAT del canone
Aumenti legittimi solo se chiari, misurabili e comunicati correttamente.
Nei contratti di affitto è frequente trovare una clausola di adeguamento del canone collegata all’indice ISTAT. In linea di principio, serve ad aggiornare il canone nel tempo in base all’inflazione. Il rischio nasce quando la clausola è scritta in modo generico o poco trasparente: aumenti non prevedibili, formule poco chiare, applicazioni automatiche senza comunicazione. In questi casi diventa difficile capire quanto pagherai davvero nel corso degli anni.
Quando l’adeguamento ISTAT diventa rischioso
Aumenti descritti in modo vago o discrezionale
Frequenza di applicazione non indicata
Percentuale di adeguamento non specificata
Calcoli cumulativi senza limiti
Applicazione automatica senza comunicazione
Esempi frequenti
Formula poco chiara
Riferimento generico all’ISTAT senza indicare indice e percentuale.
Aumenti imprevedibili
Adeguamento applicabile più volte l’anno senza un limite chiaro.
Cumulo nel tempo
Aumenti che si sommano anno dopo anno senza tetto massimo.
Scatto automatico
Il canone aumenta senza comunicazione formale al conduttore.
Segnali d’allarme nel testo
Espressioni come ‘a discrezione del locatore’
Rinvio a indici non meglio specificati
Mancanza di una data di decorrenza
Assenza di obbligo di comunicazione scritta
Checklist veloce
- L’adeguamento è previsto esplicitamente?
- Quale indice ISTAT viene utilizzato?
- Quale percentuale di adeguamento si applica?
- Ogni quanto può essere applicato?
- Serve una comunicazione formale o scatta automaticamente?
Vuoi capire se l’aumento è davvero corretto?
Carica il contratto e verifichiamo come è scritto l’adeguamento del canone.
Domande frequenti
Risposte rapide, senza linguaggio legale.

